Prima ancora del sale e dell'olio ci sono le mani. Le corna fatte sotto il tavolo, il ferro toccato tre volte, il pizzico sul vestito, la mano che si chiude in tasca: gesti che nel Sud si fanno senza pensarci, come si fa il segno della croce passando davanti a una chiesa. Qui trovi cosa significano, come si fanno e quando.
Stanotte la luna è crescente
gibbosa crescente, 21 settembre 2026: la luna giusta per attirare, cominciare, far crescere.
Quando Ogni volta che qualcuno loda te, tuo figlio, la tua casa, senza aggiungere «benedica». Subito, mentre la parola è ancora nell'aria: il gesto fatto dopo non la raggiunge più.
Occorrente
la mano destra
una tasca, o il bordo del tavolo, per non farsi vedere
un pezzo di ferro a portata, se c'è
Come si fa
Appena senti la lode, chiudi la mano destra a pugno e stendi indice e mignolo: sono le corna. Tienile rivolte verso il basso, verso terra, dove il peso deve andare.
Se sei a tavola, fallo sotto il tavolo; se sei in piedi, dentro la tasca. Il gesto è tuo, non è una risposta a chi ha parlato.
Mentre le tieni, di' a mente: «Benedica». Se puoi dirlo ad alta voce, meglio: «Dio lo benedica», e la parola chiude lo sguardo.
Se c'è ferro vicino, una chiave in tasca, la maniglia, la gamba di una sedia, toccalo tre volte con la mano che ha fatto le corna.
Riapri la mano e cambia discorso. Il gesto finisce lì e non si commenta.
La sera, se la lode ti è rimasta addosso, un pugno di sale grosso sciolto in un bicchiere d'acqua e versato fuori dalla porta. Il cornetto rosso al collo del bambino resta per i giorni in cui lo mostrerai a molti.
Il gesto delle corna: come si fa e cosa significa
Le corna si fanno con una mano sola: pugno chiuso, indice e mignolo tesi, pollice che tiene fermi il medio e l'anulare. Il gesto è antico quanto le corna del toro e del caprone che si appendevano sopra le porte delle stalle: due punte che si mettono davanti allo sguardo perché vi si infilzi e non arrivi a te. Fare le corna significa questo: mettere due punte tra te e l'occhio che ti ha guardato. A Napoli è il gesto di casa, quello che il nonno faceva sotto il tavolo quando passava una parola storta, e che tu fai ancora senza accorgertene. Non è un'offesa e non è un insulto, se le punte vanno in giù. È una porta che si chiude. Si fa con la destra, in fretta, e non si commenta: il gesto spiegato perde metà della sua forza.
Corna in giù e corna in su: la differenza
La direzione cambia tutto. Le corna rivolte verso il basso, verso terra, sono quelle contro il malocchio: il peso si scarica in giù, dove va tutto quello che si toglie. Si fanno sotto il tavolo, nella tasca, lungo il fianco. Le corna rivolte verso l'alto, o verso una persona, sono un'altra cosa: sono l'insulto, l'accusa, il gesto che nel Sud non si fa a nessuno se non si vuole litigare. Per questo la nonna, quando ti insegna, ti prende la mano e te la gira: «in giù, sempre in giù». Il cornetto rosso segue la stessa regola: si porta con la punta in basso, allo specchietto e alla catenina. Le corna sul portone di una masseria, quelle vere di bue, stanno con le punte in su perché lì il lavoro è un altro: infilzare quello che arriva prima che entri, non scaricare quello che è già dentro.
Toccare ferro, e perché non legno
Al Nord si tocca legno; nel Sud si tocca ferro. Il ferro è quello del ferro di cavallo, del chiodo, della chiave, della maniglia del portone: il metallo che Marte governa e che ferma quello che passa. Si tocca tre volte, con la mano destra, appena si sente una parola che porta male: una disgrazia nominata, un lutto raccontato, un «speriamo che non succeda a te». Il ferro prende la parola e la tiene, come il chiodo nel limone. Per questo nelle tasche del Sud c'è sempre una chiave anche quando non apre niente, e sui portoni il ferro di cavallo sta con le punte in su. Se ferro non c'è, si tocca la fibbia della cintura, l'anello, l'orologio. Il legno, da noi, non basta: è vivo, e quello che è vivo può passare la parola avanti.
Gli altri gesti: il pizzico, lo sputo, la mano in tasca
Oltre alle corna e al ferro, il Sud ha una mano piena di gesti scaramantici. Il pizzico: alla sposa sul vestito, al bambino sul braccio, mentre lo si loda, perché il complimento entri con un piccolo dolore e non resti dolce nell'aria. Lo sputo, tre volte a terra o nell'aria senza saliva, dopo una parola storta o quando un bambino è troppo lodato: «Ptù ptù ptù», e lo sguardo se ne va. La mano in tasca chiusa a pugno, con il pollice dentro, quando passa una persona che ha gli occhi pesanti. La mano che si posa sulla testa del bambino mentre lo si loda, per coprirlo. Il tocco sul cornetto al collo. Il gesto di afferrare, con una mano, quello che è tuo, quando qualcuno lo guarda troppo. Ognuno di questi si fa in un secondo e senza spiegazioni: la spiegazione è già nelle mani.
I gesti con le parole: benedica, senza offesa, tiè
Il gesto più forte, nel Sud, è una parola. «Benedica», o «Dio lo benedica», detto subito dopo ogni lode a un bambino, a una casa, a una fortuna: è la parola che chiude lo sguardo prima che pesi. Chi loda senza dirla, da noi, riceve un'occhiata, e chi è lodato la dice al posto suo. «Senza offesa» e «non per invidia», dette prima di ammirare qualcosa di un altro, sono l'altro lato: chi guarda avvisa che il suo occhio è pulito. «Tiè», con le corna che scendono verso terra, è la risposta secca a una parola storta. E poi c'è il silenzio: la fortuna che non si racconta, la casa che non si fa vedere prima del tempo, il nome del bambino che non si dice prima del battesimo. Nel Sud si sa che l'occhio pesa dove trova la parola aperta, e le parole si tengono chiuse.
Le domande che fanno tutti
Cosa significa fare le corna?
Mettere due punte, indice e mignolo tesi, tra te e lo sguardo che ti ha guardato: come le corna di bue sopra le porte delle stalle, dove l'occhio si infilza e non arriva. Con le punte verso il basso è il gesto contro il malocchio, si fa sotto il tavolo o in tasca appena passa una lode senza «benedica». Con le punte verso l'alto o verso una persona è un insulto, e non si fa.
Perché nel Sud si tocca ferro e non legno?
Il ferro è il metallo di Marte, quello del ferro di cavallo, del chiodo e della chiave: ferma quello che passa e lo tiene. Si tocca tre volte con la mano destra appena si sente una parola che porta male. Il legno è vivo e quello che è vivo può passare la parola avanti. Per questo nelle tasche del Sud c'è sempre una chiave, e sui portoni il ferro di cavallo con le punte in su.
Quali sono i gesti scaramantici più comuni contro il malocchio?
Le corna con la mano, punte in giù. Il ferro toccato tre volte. Il pizzico sul vestito della sposa e sul braccio del bambino lodato. Lo sputo tre volte senza saliva dopo una parola storta. La mano chiusa in tasca con il pollice dentro. La mano posata sulla testa del bambino mentre lo si loda. Il tocco sul cornetto rosso al collo. E la parola «benedica», che vale più di tutti.
Il gesto delle corna è un'offesa?
Dipende dalla direzione. Con le punte verso terra, fatte sotto il tavolo o in tasca, sono il gesto contro il malocchio e non offendono nessuno: sono una porta che si chiude. Con le punte verso l'alto, o puntate verso una persona, diventano l'insulto che nel Sud non si fa se non si vuole litigare. La nonna, quando insegna il gesto, gira la mano del bambino: «in giù, sempre in giù».