Cornetto portafortuna: significato del corno napoletano

Il cornetto è il portafortuna di Napoli e, da Napoli, di tutta l'Italia: rosso, storto, a punta, appeso al collo o allo specchietto della macchina. Sembra un ninnolo e invece ha regole precise, su come dev'essere fatto, chi te lo deve dare e come si tiene. Qui le trovi tutte, così il tuo cornetto lavora davvero.

Il primo abbraccio del cornetto

Quando La sera stessa in cui lo ricevi, con qualunque luna; se puoi scegliere, luna crescente

Occorrente
  • il cornetto appena ricevuto
  • una candela rossa
  • un pizzico di sale grosso in un piattino
Come si fa
  1. Accendi la candela e mettila davanti a te, con il cornetto accanto.
  2. Appoggia il cornetto sul sale per il tempo di un respiro lungo.
  3. Prendilo nella mano destra, chiudila, e digli a voce cosa deve tenere lontano da te.
  4. Indossalo, sotto la camicia, e lascia bruciare la candela finché puoi restare a guardarla.

Il sale si butta fuori dalla porta di casa. La candela, se avanza, si conserva per la prossima ripulitura. Il cornetto non si toglie fino al mattino dopo.

Cosa protegge il cornetto e da cosa

Il cornetto lavora contro il malocchio, cioè contro lo sguardo carico d'invidia che arriva addosso senza che chi lo manda lo sappia sempre. È uno scudo, non una calamita: non chiama la fortuna, tiene lontano chi vorrebbe portartela via. La punta è la parte che conta, perché è la punta che «buca» l'occhio cattivo e lo rimanda indietro; per questo il cornetto non è mai tondo e non è mai liscio in cima. Il rosso è il colore del sangue e del fuoco, quello che nei paesi si lega al polso dei bambini e alle bestie nella stalla. Il cornetto ti protegge quando esci di casa, quando vai a un colloquio, quando ti trovi in una stanza dove qualcuno ti guarda troppo. In casa, appeso in cucina o dietro la porta, protegge la famiglia intera dallo sguardo di chi entra e conta quello che hai.

Da dove viene: le corna sulla porta, Napoli e il corallo

Il corno sulla porta è più vecchio di Napoli. Nelle campagne d'Europa, già nell'età del bronzo, le corna delle bestie stavano appese sopra l'ingresso: erano forza, abbondanza, la parte dell'animale che difende. I Greci e poi i Romani lo portarono in Campania, dove il corno divenne di terracotta, poi d'argento, poi di corallo. È a Napoli, tra Seicento e Settecento, che il cornetto prende la forma che conosci, e a Torre del Greco, con i pescatori e gli artigiani del corallo rosso, che diventa un gioiello. Il corallo era già di per sé un portafortuna, e il corno di corallo mette insieme due protezioni. Oggi lo trovi in ogni materiale, dalla plastica all'oro, ma il cornetto napoletano di riferimento resta quello di corallo o quello rosso fatto a mano, e il resto viene dopo.

Le regole del cornetto vero: rosso, storto, a punta, fatto a mano

A Napoli il cornetto buono lo riconosci da cinque cose, e le dicono in dialetto: «russo, tuosto, stuorto, cu 'a ponta e fatto a mano». Rosso, perché il rosso respinge. Duro, perché un cornetto molle non buca niente. Storto, con la curva che gli dà vita: un corno dritto è un pezzo di materiale, un corno storto è un animale. Con la punta, perché è la punta che lavora. Fatto a mano, perché le mani di chi lo fa gli passano qualcosa che uno stampo non passa. A queste si aggiunge la sesta regola, che è quella che conta di più: regalato. Un cornetto comprato per sé è un oggetto rosso e basta. Quando ne scegli uno da regalare, guardalo sotto questi sei punti, e se ne manca uno lascialo dove sta.

Cornetto rosso regalato: chi lo deve dare

Il cornetto rosso regalato è l'unico che lavora. Te lo deve dare qualcuno che ti vuole bene sul serio: un genitore, un nonno, un fratello, un amico vero, la persona con cui stai. Chi te lo regala non deve dirti quanto l'ha pagato, e tu non devi chiederlo. Se ti arriva da una persona con cui hai un conto aperto, il cornetto lo sa e non parte. Nel Napoletano c'è chi lascia a chi lo riceve una moneta piccola da restituire, così il cornetto non è «comprato» ma il dono non resta a metà: dipende dalle famiglie, e la tua regola è quella di casa tua. Il momento buono per regalarlo è un inizio: una nascita, una casa nuova, il primo giorno di un lavoro, un viaggio lungo. Chi lo riceve lo indossa subito, davanti a chi glielo ha dato, e non lo toglie per il resto della giornata.

Come si porta e dove si tiene

Il cornetto piccolo si porta al collo, meglio se a contatto con la pelle, sotto la camicia: lavora meglio nascosto, e chi guarda non deve vederlo per forza. Si può portare anche al polso, al portachiavi, appeso allo specchietto retrovisore, che è uno dei posti dove il cornetto napoletano vive di più. Il cornetto grande, quello da parete, sta in cucina o nell'ingresso, appeso con la punta in giù, dove lo vede chi entra. Non si tiene in camera da letto e non si mette nel cassetto: un cornetto chiuso è un cornetto spento. Se lo porti al collo, non lo togli per farlo vedere e non lo passi a nessuno per farlo toccare. Un cornetto solo per persona: due non fanno il doppio, si disturbano a vicenda come due voci che parlano insieme.

Come si attiva, come si ripulisce e gli errori

Il cornetto si attiva col dono, e quello basta. Se vuoi dargli un inizio più preciso, la sera che lo ricevi lo tieni un minuto nella mano chiusa e gli dici cosa deve tenere lontano, poi lo indossi. Si ripulisce quando senti che è «pieno», di solito dopo un periodo pesante: una notte nel sale grosso in luna calante, e il sale si butta fuori casa. Il corallo non si lava con detersivi e non si lascia al sole, si passa solo con un panno. Gli errori che lo spengono: comprarlo per sé; prestarlo; lasciarlo cadere senza raccoglierlo subito; toglierlo per una foto e dimenticarlo; portarlo con la punta spezzata. Se la punta si rompe, il cornetto ha fatto il suo lavoro e ha preso un colpo al posto tuo: si ringrazia, si mette via o si sotterra, e se ne aspetta un altro in dono.

Le domande che fanno tutti

Il cornetto portafortuna si può comprare da soli?

No. Il cornetto comprato per sé è un oggetto rosso e basta: deve arrivare in dono da chi ti vuole bene, senza che tu sappia il prezzo. Se ti è capitato di comprarlo, puoi rimediare: lo dai a una persona cara e chiedi che sia lei a regalartelo, di mano in mano, con una parola d'augurio. Da quel momento il cornetto è regalato e lavora.

Perché il cornetto deve essere rosso?

Perché il rosso è il colore che respinge: il colore del sangue, del fuoco, del corallo, quello che nelle campagne si lega al polso dei bambini e alla coda delle bestie contro lo sguardo cattivo. Un cornetto di un altro colore è un ornamento. Il corallo rosso di Torre del Greco è il materiale di riferimento, ma la plastica rossa fatta a mano e regalata lavora.

Cosa vuol dire se il cornetto si rompe?

Che ha fatto il suo lavoro. Un cornetto che si spezza, soprattutto sulla punta, ha preso un colpo di malocchio al posto tuo e lo ha assorbito fino a rompersi. Non si ripara e non si porta più: si ringrazia, si avvolge in un panno e si mette via, o si sotterra. Poi aspetti che qualcuno te ne regali un altro, e di solito chi ti vuole bene lo capisce da solo.

Il cornetto va portato in vista o nascosto?

Nascosto lavora meglio: al collo sotto la camicia, a contatto con la pelle, dove chi guarda non lo vede e lui vede tutto. Quello grande da parete, invece, sta in vista, in cucina o nell'ingresso, con la punta in giù. Non si toglie per mostrarlo e non si passa a nessuno da toccare: il cornetto conosce una persona sola.

Che differenza c'è tra cornetto e corno?

Nessuna nel lavoro: il cornetto è il corno piccolo, da portare addosso, e il corno è quello grande, da casa, che nelle botteghe di Napoli arriva a mezzo metro. Il grande sta sulla parete o dietro la porta; il piccolo sta al collo, al polso o allo specchietto. Le regole sono le stesse: rosso, storto, a punta, fatto a mano, e regalato.

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