Le formule magiche di casa non sono parole in latino: sono frasi corte, con il ritmo del proverbio, che le nonne dicevano sottovoce mentre facevano un gesto. La formula senza il gesto è una filastrocca, il gesto senza la formula è un lavoro di casa: insieme sono un incantesimo. Qui trovi cinque formule magiche antiche nella forma in cui si dicono ancora, dal Salento al Piemonte, con il gesto brevissimo che le accompagna, la luna e il giorno in cui dirle. Si imparano a memoria e si dicono a bassa voce, una volta.
Stanotte la luna è crescente
gibbosa crescente, 21 settembre 2026: la luna giusta per attirare, cominciare, far crescere.
Quando Ogni sera, e con più forza il sabato di Saturno con la luna calante.
Occorrente
la porta di casa
un pizzico di sale
Come si fa
Spargi il sale sulla soglia, dalla parte di dentro.
Metti la mano sinistra sullo stipite.
Di' a bassa voce: «Porta che chiudi, soglia che sai: quel che è fuori resti fuori, quel che è dentro resti in pace».
Chiudi la porta con la mano destra.
La formula si dice ogni sera finché non ti viene da sola. Il sale si spazza fuori al mattino.
La formula del sale
Quando Luna calante, quando si toglie qualcosa dalla casa o da sé.
Occorrente
un bicchiere d'acqua
un cucchiaio di sale
Come si fa
Sciogli il sale nell'acqua girando in senso antiorario.
Tieni il bicchiere con tutte e due le mani, all'altezza del petto.
Di' una volta: «Sale che sciogli, acqua che porti: quel che pesa lo prendi tu, quel che resta è mio».
Versa l'acqua fuori dalla porta o dalla finestra, in un getto solo.
Il bicchiere si lava tre volte. La formula del sale è quella che si dice quando non si sa cosa dire: toglie senza nominare.
La formula del filo
Quando Luna crescente per legare a sé, luna calante per sciogliere. Il venerdì di Venere per i legami del cuore.
Occorrente
un filo, rosso per l'amore, bianco per la casa, nero per sciogliere
un fiammifero, per bruciare il filo sciolto
Come si fa
Tieni il filo teso tra le mani.
Fai un nodo dicendo: «Primo nodo che lego, il tuo passo verso me».
Fai il secondo nodo dicendo: «Secondo nodo che lego, il tuo sguardo su di me».
Fai il terzo nodo dicendo: «Terzo nodo che lego, quel che è tuo e quel che è mio, insieme».
Per sciogliere, si sciolgono i tre nodi in ordine inverso dicendo a ciascuno: «Nodo che sciolgo, strada che apro».
Il filo annodato si tiene in tasca o sotto il cuscino; il filo sciolto si brucia. Per la casa la formula cambia «il tuo» in «chi entra».
La formula della candela
Quando Luna crescente per chiamare, luna piena per vedere chiaro. In qualunque giorno tranne il sabato.
Occorrente
una candela
un fiammifero
Come si fa
Accendi la candela con il fiammifero, mai con un'altra fiamma.
Guarda la fiamma finché non sta ferma.
Di' una volta: «Fiamma che vedi, cera che cedi: quel che chiedo lo porti in alto, quel che temo lo tieni in basso».
Di' poi, con parole tue, quello che chiedi: una cosa sola.
Spegni con le dita bagnate, mai con il fiato.
La candela si riaccende ogni sera con la stessa formula finché non finisce. Spegnere con il fiato disperde la parola: si spegne con l'acqua.
La formula dell'acqua e della luna
Quando Luna piena, con il bicchiere sul davanzale. La sera della piena o quella prima.
Occorrente
un bicchiere d'acqua
il davanzale
Come si fa
Posa il bicchiere pieno dove la luna lo vede.
Guarda la luna nell'acqua, non nel cielo.
Di' una volta: «Luna che sei tonda, acqua che sei chiara: quel che non so, dimmelo tu; quel che so, lascialo andare».
Lascia il bicchiere fuori tutta la notte e bevi tre sorsi al mattino.
La risposta viene entro tre notti, in sogno. La formula si dice una volta sola, mai ripetuta nella stessa luna.
Cosa rende magica una formula
Una formula magica di casa ha tre cose: il ritmo, la ripetizione, la voce bassa. Il ritmo è quello del proverbio, due parti che si rispondono, «quel che è fuori resti fuori, quel che è dentro resti in pace»: si ricorda senza sforzo, e quello che si ricorda si dice giusto. La ripetizione è nella struttura, primo nodo, secondo nodo, terzo nodo: la formula conta, e contare è il gesto più antico della magia. La voce bassa è la regola: la formula si dice per sé e per la cosa che hai in mano, non per chi ascolta. Le parole magiche in latino storpiato delle fatture di paese sono un'altra cosa: quelle le sapeva una persona sola e le vendeva. Le formule di casa le sapevano tutte le nonne, e le davano gratis.
La formula va con il gesto e con la luna
Nessuna formula lavora da sola. Le parole della soglia vogliono la mano sullo stipite e il sale; quelle del sale vogliono il bicchiere versato; quelle del filo vogliono il nodo fatto mentre si dice. Per questo i passi qui sono brevissimi: il gesto è piccolo, e la formula è la parte grande. La luna decide il verso: le formule che legano e chiamano, il filo e la candela, si dicono con la luna crescente; quelle che tolgono, il sale e la soglia, con la calante; quella dell'acqua con la piena. Il giorno accompagna: il sabato di Saturno per chiudere, il venerdì di Venere per il cuore. Una formula detta nella luna sbagliata non fa danno: non fa niente, e lascia in bocca il sapore di una parola vuota.
Gli errori da non fare
Il primo è dire la formula ad alta voce, o davanti ad altri: le parole magiche si dicono a bassa voce, per sé. Il secondo è cambiare le parole a ogni volta: la formula si impara a memoria e si dice uguale, perché la forza è nel ritorno. Il terzo è dirla senza il gesto, come una preghiera: senza il sale, il filo, la fiamma, la formula è un pensiero. Il quarto è ripeterla tante volte per sicurezza: una volta, detta bene. Il quinto è spegnere la candela con il fiato dopo aver detto la formula: il fiato disperde la parola. Il sesto, il più comune, è dirla ridendo, per prova: la formula non si offende, ma la prima volta che la dici sul serio ti ricordi di quando ci hai riso.
Le formule antiche e le parole di oggi
Le formule qui sono in italiano, ma ognuna ha una sorella in dialetto: nel Salento la formula della soglia si dice in salentino, nelle Langhe quella del filo in piemontese, a Napoli quella della candela in napoletano. Se conosci la lingua di casa tua, dilla in quella: la formula in dialetto ha la voce della nonna dentro, e quella voce è metà della forza. Se non la conosci, l'italiano va bene: quello che conta è il ritmo, il gesto e la luna. Non tradurre le formule in latino o in lingue che non parli per farle sembrare più antiche: una parola che non capisci è una parola che non dici davvero. Le parole magiche più forti sono quelle che sai cosa vogliono dire.
La radice popolare delle parole magiche
Le formule di casa venivano dalle donne che sapevano: la comare che toglieva il malocchio con l'olio e la formula, la nonna che chiudeva la soglia ogni sera con il sale e due righe dette piano, la vecchia delle valli che annodava il filo per i bambini che piangevano. Erano formule che si passavano la notte di Natale, o in punto di morte, da una donna a un'altra della stessa famiglia, e chi le imparava di giorno, o le diceva a chi non doveva, le perdeva. Alcune si trovano scritte nei quaderni delle nonne, in fondo alle ricette. Quelle qui sono nella forma in cui si dicono ancora, e non hanno bisogno di essere ereditate: si imparano a memoria e si dicono a bassa voce, con il gesto, nella luna giusta.
Le domande che fanno tutti
Quali sono le formule magiche antiche più usate in Italia?
Quella della soglia, con il sale e la mano sullo stipite; quella del sale sciolto nell'acqua per togliere; quella del filo a tre nodi per legare o sciogliere; quella della candela per chiamare; quella dell'acqua alla luna piena per avere una risposta. Sono le cinque che si trovano in tutte le regioni, con parole diverse e lo stesso gesto.
Le parole magiche vanno dette in latino o in dialetto?
In una lingua che capisci. Il dialetto di casa tua è il migliore, perché ha dentro la voce di chi la diceva prima di te. L'italiano va bene. Il latino storpiato delle fatture di paese non serve: una parola che non sai cosa vuol dire è una parola che non dici davvero. Quello che conta è il ritmo, il gesto e la luna.
Una formula magica funziona senza il gesto?
No. La formula senza il gesto è un pensiero, il gesto senza la formula è un lavoro di casa: insieme sono un incantesimo. Il sale va versato mentre dici le parole del sale, il nodo va fatto mentre dici le parole del nodo. Per questo i passi qui sono brevi: il gesto è piccolo e la formula è la parte grande.
Quante volte si ripete una formula?
Una, detta bene, a bassa voce. La formula della soglia si ripete ogni sera perché la sera torna, ma nella stessa sera si dice una volta. Ripeterla tante volte per sicurezza è il modo più sicuro per svuotarla. Se ti sembra di averla detta male, non ripeterla subito: fai un altro gesto e riprova la sera dopo.